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Si può contestare il pastore tedesco? E quello (stavolta inteso come di ovini) iraniano?

Dice che non farlo parlare è censura, e ci mancherebbe, avrà cose importanti da dire. Cose che non sentiamo di solito perché non ha spazio nei media, vero? Poi, il Vaticano è uno stato democratico, aperto al dissenso, dove un ateo può dire la sua quando vuole, o sbaglio? Dice che chi non è d'accordo può contestarlo. Siamo sicuri? Nessuno ricorda cosa accadde al Manifesto quando al suo passaggio sotto la sede qualcuno della redazione lanciò dei volantini con scritto "Lasciaci in Pacs", chiara allusione alla contrarietà della Chiesa verso le unioni civili? In tre secondi si ritrovarono la Digos e Polo rischiò una denuncia per "villipendio a un capo di stato estero"*, cosa che accadde nel 2000 a Barenghi per altri volantini (ironici sull'albero di Natale donato da Haider a Wojtila). Insomma, mica vero che domani lo si potrà contestare tranquillamente. Tra l'altro, l'attentato di quel forzanovista imbranato che si spappolò una gamba cercando di mettere una bomba al manifesto, fu di qualche giorno dopo quei volantini (quelli su Haider). E comunque, visto che la Sapienza dopodomani ospita un "capo di stato estero", perché l'anno prossimo non chiamano il professor Mahmoud Ahmadinejad, esperto di fisica nucleare islamica? Se no è censura, tanto c'è sempre la possibilità (con qualche rischio) di contestarlo.

*avete notato come il papa, che è allo stesso tempo capo del Cattolicesimo, Vescovo di Roma e Capo di Stato, utilizza queste diverse cariche a suo piacimento, come gli fa comodo? Quando parla di questioni etiche è capo dei cattolici, quando cazzia Veltroni sul degrado della capittale è Vescovo di Roma e quando oppone l'immunità verso i giudici americani che lo vogliono incriminare per aver coperto i preti pedofili, è Capo di Stato. Uno e trino. Anzi, visto che c'è lo IOR, uno e quattrino.

Pubblicato il 15/1/2008 alle 14.46 nella rubrica Diario.

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