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5 ottobre 2005
MAGGIORANZA DIVISA SULLA TURCHIA IN EUROPA

Uno dei miti che ci assillano è quello secondo cui il centrosinistra è disunito in politica estera, e il centrodestra no. Ovviamente è una non verità, ne abbiamo avuto la dimostrazione con le posizioni leghiste su Milosevic (ma allora le contraddizioni vennero fuori nel centrosinistra perché era quest’ultimo ad avere la maggioranza), e i dubbi riaffiorano nuovamente oggi con i negoziati per l’ingresso nell’UE della Turchia. E così, mentre Berlusconi non fatica a vedere la Turchia in Europa e per Fini l’avvio dei negoziati è un evento storico, la Lega è nettamente contraria (basti vedere i titoli della Padania, per cui è sempre più Eurabia e l'Europa si vende ai Turchi). Ora, non sembri quella dell’Europa che si espande verso il Medio Oriente, attraverso uno stato laico di popolazione musulmana, una questione di poco conto. Fossimo dei politici che fanno propaganda e non semplici osservatori della realtà che ci circonda, diremmo che il Governo non ha una politica estera (e ditemi se quattro diversi ministri -compreso il signor Interim- in una legislatura vi sembran pochi…).




permalink | inviato da il 5/10/2005 alle 11:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
11 marzo 2005
KASPAROV SI RITIRA DAGLI SCACCHI E SFIDA PUTIN

Dopo un ventennio di successi, l’”orco di Baku” si dà alla politica per cambiare la Russia.

 

Il grande campione di scacchi Garry Kasparov, al secolo Gary Weinstein, nato a Baku nell’Azerbaigian e di famiglia ebrea, ieri ha annunciato il ritiro dalle competizioni. Per usare una metafora potremmo dire che il più grande campione di scacchi dell’ultimo ventennio ha appeso la scacchiera al chiodo, dopo una carriera davvero sfolgorante. Memorabili i suoi incontri con l’altro russo famoso, Anatoli Karpov, in particolare la prima sfida, quando nel 1984 si combattè un match infinito: durò sei mesi, il più lungo nella storia degli scacchi.  Alla fine fu dovette intervenire Florencio Campomanes, presidente della FIDE, che ordinò una rivincita, come se il primo fosse finito in parità

Ma l’”orco di Baku”, così viene chiamato Kasparov, non abbandona le competizioni, se così possiamo dire, trasferendosi dai tavoli e dalle scacchiere nell’agone politico. Infatti, nell’annunciare il proprio ritiro, Kasparov ha ribadito la propria intenzione di sfidare lo “zar” Putin alle presidenziali del 2008. Anticomunista, conservatore in economia e liberale dal punto di vista sociale e religioso, Kasparov ha più volte sostenuto che Putin “è rimasto un agente del KGB”, inoltre è fondatore, insieme ad altri intellettuali, giornalisti e politici russi, del comitato "2008: Free Choice".

Le critiche all’attuale presidente non possono trascurare la questione cecena, vera spina nel fianco del presidente russo. Ecco quanto si legge nel manifesto di Kasparov: "La guerra e l’assenza di legge in Cecenia continuano a mietere vite umane, e il risultato maggiore degli ultimi anni è stato il consolidamento del potere personale del presidente. Nessun altro obiettivo è stato perseguito con la stessa costanza ed efficienza. La seconda guerra in Cecenia è stata portata avanti in tutti questi anni per sostenere e incrementare il consenso nei confronti di Vladimir Putin".

Curiosamente, in questo tentativo di “scacco al re”, Kasparov vede ancora l’eterno rivale dall’altra parte della barricata: Karpov è infatti uno dei maggiori sostenitori di Putin.

 

Gabriele Porri




permalink | inviato da il 11/3/2005 alle 8:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
11 marzo 2005
SPAGNA, UN ANNO DOPO

11 marzo 2004. I pendolari che stanno per recarsi al lavoro. Un boato. Due. Tre. Centonovantadue vite spezzate. Tanti feriti. Un capo di governo che per vincere le elezioni accusa i separatisti baschi dell’ETA. La rivendicazione del terrorismo islamico. Il premier sbugiardato. Le manifestazioni anti Aznar. Le elezioni. La vittoria di Zapatero. Il ritiro delle truppe dall’Iraq.

 

Un anno dopo. Per non dimenticare questi nostri cugini spagnoli che non ci sono più. Per le loro famiglie. Contro tutti i terrorismi. Per il “pueblo”. La speranza di un mondo più giusto. In pace.

Gabriele Porri




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Cialtronia è un Paese come tanti altri, pieno di ingiustizie e porcherie. Il suo calcio e la sua informazione sportiva sono in linea con ciò che li circonda, però si piccano di essere i migliori del mondo nonostante siano controllati da poche persone, sempre le stesse, e siano strutturati per ingannare sistematicamente i tifosi-lettori-telespettatori. Partite truccate, doping, discriminazioni di ogni tipo, scommesse, incompetenza a ogni livello, corruzione, minacce, ricatti, ignoranza, prepotenza: i media di Cialtronia nascondono tutto, ma solo quando riguarda certi personaggi o certe squadre. Meno male che siamo in Italia, dove si possono scrivere libri come questo: storie calcistiche di un Paese lontano, confrontate con la nostra realtà. Storie sporche, storie lontane nel tempo e nello spazio.