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cani da guardia verso il potere, al servizio di chi legge...
POLITICA
14 settembre 2007
Baffino, famo a capisse
Come riportato da Repubblica, il ministro degli esteri e vice-premier D'Alema alla Festa dell'Unità ha attaccato Grillo e il V-Day. In particolare, sottolineo questa frase:

"Il problema non è distruggere i partiti, o rompere i denti ai politici. Io non parlo di Grillo, ma mi preoccupa una carica di violenza totalmente inutile che non produce niente di positivo. I partiti, per altro, sono già distrutti, il problema è ricostruirli".

Ora, va bene la critica alla violenza, non piace nemmeno a noi, ma vogliamo almeno dire che se è vero, come dice il ministro, che i partiti sono distrutti e vanno ricostruiti, chi li ha distrutti dovrebbe farsi da parte e lasciarli ricostruire a qualcuno di nuovo e, possibilmente, più capace e meno trafficone?
 
Ci sarebbe molto altro da dire, ma per ora mi fermo qui.

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POLITICA
13 settembre 2007
Non si fanno mancare nulla...

Ci sono tagli nella PA, le macchine delle forze dell'ordine non hanno benzina, e poi Mastellone con Cicciobello vanno a Monza per il GP, lo statista di Ceppaloni porta pure il figlio. E il giorno dopo il V-Day, nel quale è stato uno di quelli più bersagliati. Una testimonianza di quanto lui e molti altri suoi colleghi si sentano al di sopra delle critiche, verrebbe da dire che si sentono parte della "casta", se il termine non fosse così abusato. E poi hai voglia a criticare Grillo e la sua manifestazione, che certo è criticabile, ma se continuano così come si farà anche solo a pensare che il comico genovese è populista? Davvero difficile.

Ci sarebbe da dire un sacco di cose anche sull'Islam, su come si pone nei confronti delle democrazie occidentali e sul fondamentalismo che lo pervade, ma se poi la risposta è Calderoli che vuol far passeggiare il suo porco dove vogliono costruire le moschee, mi pare che si passi automaticamente dalla parte del torto. Che poi, credo che per convincere i musulmani a non costruirla, forse è sufficiente che ci passeggi Calderoli da solo, e nel caso in cui non desistano, può sempre provare a farsi accompagnare da Borghezio.

Per non parlare poi della sinistra radicale, di lotta e di governo che sta con la FIOM e contro la CGIL, o D'Alema e Fassino che contestano una richiesta di autorizzazione all'utilizzo di intercettazioni perché non sono indagati, quando è in base a quelle intercettazioni che verrebbero indagati. Un cane che si morde la coda? No, due furbetti del botteghino. E Berlusconi e i cidiellini che protestano per l'occupazione RAI del centrosinistra? Si indignano come si indignava il centrosinistra quando il centrodestra occupava la RAI, solo che il centrosinistra l'avrebbe dovuta riformare, invece no. E chi paga il canone non conta niente, e subisce.

Scusate se questo post sembra un po' troppo pessimista o anche un po' "antipolitico", ma uno si fa un giro per i siti di informazione, e questo è quello che legge. Di buone notizie, o anche semplicemente sapere che un politico fa il suo lavoro in modo almeno decente, nemmeno l'ombra.

PS: certo Mastella le amicizie se le sceglie proprio bene: i furbetti, Moggi, Briatore...

PPS: non avevo visto che Daw aveva fatto un post sullo stesso argomento e con lo stesso titolo, lo lascio comunque...
8 ottobre 2005
PIERFURBY


«Il centrosinistra non può cambiare la legge elettorale senza il consenso dell’opposizione perché ciò sarebbe contrario alla cultura istituzionale dell’Italia».
(Pierferdinando Casini, ottobre 2000)
«Sulla legge elettorale la maggioranza ha il fondato diritto di decidere secondo i principi della democrazia».
(Pierferdinando Casini, ottobre 2005)




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31 marzo 2005
BERLUSCONI E LA LIBERTA'
Berlusconi un giorno sì e l'altro pure dice che dobbiamo difendere la libertà dal comunismo. A parte che in Italia (sottolineo in Italia) molti comunisti hanno contribuito a difendere la libertà, ci vuole dire il presidente del consiglio se quest'anno ha intenzione di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, dato che NON ha mai partecipato? Ce lo dica ora, prima delle elezioni, così sapremo se veramente è antifascista, oltre che anticomunista, oppure no...    



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12 marzo 2005
NEL CPT GESTITO DALLA CURIA, ARRESTATO PER SEQUESTRO UN PRETE
Immigrazione, arrestato sacerdote accusato di sequestro di persona
L'inchiesta dopo le denunce di maltrattamenti degli immigrati


LECCE - E' stato arrestato con l'accusa di sequestro di persona don Cesare Lodeserto, direttore del centro di permanenza temporanea Regina Pacis di San Foca a Melendugno (Lecce) che dipende dalla curia della provincia pugliese. Nei giorni scorsi, su disposizione della procura di Lecce, i carabinieri avevano compiuto perquisizioni nel centro e acquisito varia documentazione. L'arresto è stato eseguito su richiesta del pm del pool 'fasce deboli' della procura pugliese, Carolina Elia.

L'arresto è stato eseguito nell'ambito di un'inchiesta sulle condizioni degli immigrati. La struttura, che fa parte dei 15 centri di accoglienza temporanea italiani, era sotto osservazione dopo numerose denunce arrivate da immigrati, che avevano raccontato di maltrattamenti ripetuti. La cronaca ha registrato inoltre numerosi tentativi di fuga e la polizia è dovuta intervenire più volte per sedare proteste e fughe di massa, l'ultima delle quali lo scorso gennaio.

Già nel 2002, una delegazione di deputati e di osservatori internazionali aveva denunciato la mancanza di spazi idonei all'accoglienza degli immigrati, la mancanza di luce e areazione e le ripetute violazione delle norme sul diritto di asilo.

red.



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12 marzo 2005
QUANDO CASTELLI COMINCERA' A FARE IL MINISTRO?

Anziché lavorare per migliorare la condizione delle procure e dei tribunali, l’ingegnere lecchese continua ad esternare, come se stesse al bar: stavolta colpisce Giuliana Sgrena, colpevole di essere stata rapita in Iraq, ma che secondo Castelli ha “creato dei lutti che si potevano evitare” . Chissà se il ministro riuscirebbe a risonoscere l’Iraq su una cartina geografica…

 

L’ingegner Castelli è ormai da quasi quattro anni ministro di Grazia e giustizia, ma i risultati non si vedono. E’ un settore, quello dei tribunali e delle procure, la cui condizione peggiora di giorno in giorno. I magistrati non hanno mezzi, la durata dei procedimenti è sempre maggiore, specialmente per la giustizia civile di cui si dibatte poco nei media nazionali, dove sono i processi penali eccellenti a farla da padrone. La situazione è drammatica, le condizioni di lavoro precarie, ed è in atto una profonda crisi culturale. Occorrono riforme adeguate, ma per farle necessita un clima politico sereno e costruttivo, un cambiamento di mentalità che recuperi il senso della legalità. Tutto il contrario di quel che avviene in Italia, dove processi, sentenze, ordinanze, rinvii a giudizio, sono tutti commentati dagli esponenti politici alla stesso modo con cui allenatori e dirigenti calcistici commentano le decisioni arbitrali. Spesso il ministro Castelli ha polemizzato con i singoli magistrati, con il loro organo di autogoverno, con l’ANM e le varie correnti. E così come, quando ti fischia un rigore contro, l’arbitro è prevenuto e in stato di sudditanza psicologica, così il giudice che decide in modo contrario a quello auspicato, è dello schieramento avversario, è una toga rossa. Peccato che spesso si dia del comunista a tutti i giudici, senza tenere conto che le correnti di centro e quelle conservatrici hanno avuto la maggioranza nelle elezioni di CSM e ANM fino all’arrivo di questo governo, per poi cambiare rotta proprio a fronte degli attacchi ricevuti. Castelli ha chiesto punizioni esemplari per un magistrato colpevole di aver ricevuto e inoltrato un sms scherzoso sull’episodio del cavalletto (e la privacy?), inoltre vai a capire come mai se un gip condanna o rinvia a giudizio Previti, Dell’Utri e Co., si dice che si appiattisce sulla posizione del pm, mentre se in mancanza di prove assolve un marocchino dall’accusa di terrorismo, il ministro protesta e chiede che i pm vengano ascoltati di più.

Insomma, la giustizia va a rotoli ma il ministro imperversa sulle tv di tutta Italia. Accusa i magistrati di fare politica ogni volta che esprimono la propria opinione, mentre lui, che dovrebbe portare avanti una seria politica della giustizia, è ormai solo un ospite da talk show che parla di tutto. Castelli è anche un tuttologo, non parla solo di giustizia, ma dice la sua su ogni argomento. Neglie ultimi giorni, l’ingegnere ha attaccato Giuliana Sgrena, colpevole solo di essere stata sequestrata da dei delinquenti in Iraq: “''La Sgrena ha creato enormi problemi al governo e creato anche dei lutti che forse era meglio evitare. La Sgrena - ha detto Castelli, ribattendo alla giornalista che ha detto di non fidarsi delle commissioni d’inchiesta - credo che dovrebbe magari essere piu' accorta. Ha detto un cumulo di sciocchezze, parla da poco accorta, si e' mossa da poco accorta''. Ecco, tempo una settimana e diranno che è stata la giornalista del Manifesto ad uccidere Nicola Calipari. E che avrebbe detto di così grave la giornalista? Forse a tutt’oggi sappiamo chi dieci anni fa ha ucciso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, e perché? Abbiamo una versione ufficiale su Ustica dopo un quarto di secolo? Non ci sembra.

''Mi sento sotto accusa per essermi fatta sequestrare e poi salvare. Mi sono salvata – dice la Sgrena - e mi sento vittima di cannibalismo. Infierire e' assurdo, soprattutto se lo fanno persone che non hanno idea di come sia la situazione a Baghdad. Parlano di cose che non conoscono''. Insomma, i discorsi da bar, con un caffè e un cicchetto al tavolo, lasciamoli fare all’uomo della strada, che parla di Iraq e probabilmente non saprebbe trovarlo sulla cartina. E Castelli, magari, cominci a fare il ministro della giustizia. Meglio tardi che mai…

 

Gabriele Porri

 




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11 marzo 2005
CASTELLI INTERVISTA ORIANA

La pungente satira di Marco Travaglio sulla raccolta di firme di Libero

È proprio vero, come diceva Longanesi, che le onorificenze non basta rifiutarle: bisogna proprio non meritarle. Prendiamo Oriana Fallaci: Littorio Feltri, su Libero, la candida per il Senato a vita e raccoglie firme per la nobile causa. Siamo già a quota 25 mila. «Le sue parole - spiega il direttore - interpretano una quota maggioritaria dell'anima del nostro Paese. Che ci fa una persona della sua statura chiusa in casa a pensare in solitudine quello che noi non abbiamo il coraggio di immaginare?». Giusto: che ci fa? Mandiamola in Senato, dove potrà incontrare, per dire, Renato Schifani, Roberto Calderoli e Memmo Contestabile. Tra i partecipanti alla festosa gara di solidarietà si segnalano quattro ministri: Altero Matteoli, Giuliano Urbani, lo stesso Calderoli e Roberto Castelli. E poi 13 sottosegretari e decine di politici di maggioranza e opposizione (da segnalare l'onorevole Oricchio dell'Udeur), nonché il fior fiore della società civile: Josè Altafini, Bud Spencer, Massimo Giletti, Barbara Palombelli, Carlo Rossella, Clemente J. Mimun, Massimo Giletti, Gigi Marzullo, Paolo Bonolis e Antonella Clerici, Ambra Angiolini, Aldo Biscardi, Francesco Totti e Paolo Di Canio. La Palombelli la voleva in Senato già un anno fa, al posto di quel pericoloso poeta di Mario Luzi. Totti è ancora commosso dall'elogio che la Fallaci fece del suo sputo agli Europei (intitolato «Lo sdegno e il cazzotto»). Biscardi ambisce a una sua comparsata al Processo del lunedì, per commentare il moviolone. Bonolis e la Clerici speravano in una sua capatina a Sanremo con Bud Spencer, per tener fermo Tyson. Marzullo, poi, è il suo spirito guida: dal suo celebre interrogativo esistenziale «si faccia una domanda e si dia una risposta», la grande Oriana trasse ispirazione per la sua ultima opera: «Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci» (seguiranno «Oriana Fallaci sgrida Oriana Fallaci», «Oriana Fallaci manda a quel paese Oriana Fallaci», «Oriana Fallaci prende le distanze da Oriana Fallaci», «Oriana Fallaci diffida Oriana Fallaci dall'usare il nome di Oriana Fallaci» e così via). Non si segnalano, finora, firme di uomini di Chiesa: un'assenza davvero irriguardosa verso una scrittrice che ha appena riscritto l'Apocalisse e s'appresta a dare una rinfrescata al resto della Bibbia: prossime uscite, «Dal Libro del profeta Oriana», «Gli Atti dei Fallaci», giù giù fino alle «Lettere di Oriana» ai Filippesi, ai Corinzi, ai Romani e ai Padani.

L'aspetto più affascinante della mobilitazione, infatti, è l'asse di ferro che lega ormai l'ignara scrittrice e la Lega Nord. Si attende ancora, in merito, una parola autorevole di Umberto Bossi, per ora impegnato nel progetto di annessione dell'Italia alla Confederazione Elvetica. Non si esclude una campagna per promuovere la Fallaci senatore a vita, ma nel Senato svizzero. Nel frattempo, vanno in avanscoperta Calderoli e Castelli, i due Roberti accomunati dal fazzoletto verde e dalle nozze con rito celtico. Calderoli trova l'Oriana un po' troppo moderata per i suoi gusti, ma pare aver rotto gli indugi dopo aver intravisto la copertina di «Insciallah», il libro notoriamente dedicato a uno scialle caratteristico dei celti di Bergamo Alta. Il Guardasigilli, invece, ha approfondito gli studi sull'opera omnia della scrittrice fiorentina, distogliendo per un po' lo sguardo dai codici e pandette («Tiramolla» e «Soldino») che lo impegnano per gran parte della giornata. «Oriana Fallaci - ha dichiarato a Libero - è uno spirito indomito. Mi ricorda Giordano Bruno. E come il grande filosofo molti hanno tentato di bruciarla sul rogo. Per questo si merita di essere nominata senatore a vita». Tra i due, almeno a sentir lui, sarebbe nata un'affettuosa amicizia a distanza dovuta a un idem sentire tutto intellettuale: «Ci siamo parlati diverse volte al telefono - rivela Castelli - e abbiamo discusso di molte questioni, dalla politica interna a quella internazionale». Nel caso in cui l'ingegnere di Lecco non sbagliasse numero, c'è da augurarsi che abbia registrato le telefonate, per immortalare quegli alati conversari e poterli dare, un giorno che speriamo prossimo, alle stampe: dopo «La rabbia e l'orgoglio», complici i disturbi sulla linea Lecco-Manhattan, potrebbe scaturirne «La scabbia e il rosolio», o «La rana e lo scoglio», «La scabbia e lo scolio». Anche perchè non si può escludere nulla: né che la Fallaci, a furia di parlare con Castelli, l'abbia scambiato per un arabo, maturando così una sana diffidenza per quel popolo; né che, una volta scoperto che si tratta pur sempre di un italiano, possa un giorno ricredersi sulla superiorità della civiltà occidentale sull'Islam.
«Nelle nostre conversazioni - assicura l'ingegner ministro - è nata una stima che va anche al di là di quello che scrive. E proprio durante questi colloqui ho potuto constatare il suo enorme coraggio». In effetti ci vuole un enorme coraggio per parlare ore e ore al telefono con Castelli, di politica interna ma anche internazionale. Basterebbe questo per meritarle il laticlavio, ma c'è dell'altro: «La Fallaci può vantare un ottimo diritto anche perché i suoi libri hanno venduto milioni di copie». A questo punto, con garbo, qualcuno dovrebbe spiegare al ministro Castelli la differenza fra il Senato a vita e il Premio Bancarella.




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11 marzo 2005
ORIANA FALLACI SENATORE A VITA? NO, GRAZIE

"Libero", il quotidiano "monarchico" di Feltri, raccoglie firme per uno scranno al Senato alla scrittrice anti-islamica. Ciampi non raccolga la richiesta.

Dopo la morte di Mario Luzi, poeta e senatore a vita, ci si interroga sulla possibilità che Ciampi lo rimpiazzi subito, nominando una nuova personalità di spicco per uno scranno a Palazzo Madama. Per l'esattezza, l'articolo 59 della Costituzione italiana prevede la possibilità che diventino senatori cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Al momento, oltre agli ex presidenti della Repubblica Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro, sono senatori a vita Giulio Andreotti, Rita Levi Montalcini ed Emilio Colombo.
Sul quotidiano Libero è iniziata la raccolta di firme affinché il presidente della Repubblica conferisca ad Oriana Fallaci il titolo prestigioso. Nella prima pagina di oggi, il vicedirettore Renato Farina paragona addirittura la nomina presidenziale alla canonizzazione papale, per affermare che se in quest'ultima è importante il consenso fidelium, a maggior ragione del parere del popolo si dovrebbe tenere conto in una democrazia.
Ci pare doveroso sottolineare che difficilmente può essere considerato motivo di lustro ed altissimo merito letterario la lunghissima sequela di insulti e volgarità che la giornalista fiorentina ci ha propinato nei suoi ultimi tre libri. La 75enne autrice di "Lettera a un bambino mai nato", "Un uomo" e "Insciallah" (sembrano passati secoli) ne ha avute proprio per tutti, da Prodi a Berlusconi, ai politici tutti, rei di non contrastare l'avanzata di "Eurabia", fino a toccare le punte massime attaccando il pacifismo e chiunque osi criticare le guerre degli Usa.
Parole grondanti odio, disprezzo e compassione per chiunque non la pensi come lei.
Questa signora che la rabbia e l'orgoglio non li ha esternati dall'Italia, bensì pontificando dal suo appartamento di Manhattan, ha diviso i propri connazionali in detrattori e fans. A suo tempo (si parlava di Social Forum a Firenze, quello che per Oriana non si doveva svolgere e che terminò senza il minimo incidente) non le mandò a dire neppure a colui che oggi dovrebbe darle l'investitura. Il motivo? Non averle telefonato.
"Con rispetto parlando nel mucchio ci metto anche Lei, signor Presidente della Repubblica. Perché Lei non viene mai rimproverato, Eccellenza. A Lei non viene mai rivolto un briciolo di critica. Lei è come l'Islam dell'Islam-Non-Si-Tocca. Io, invece, La tocco eccome. E Le dico: mi dispiace d'averLe inviato quella letterina di congratulazioni quando ricevette il prestigioso e impegnativo incarico. Mi dispiace perché Lei mi ha proprio deluso. La telefonata che feci al Quirinale in estate, cioè quando parlai con Sua moglie, era un grido di dolore rivolto a Lei, Eccellenza. Un Sos diretto all'uomo che dovrebbe essere il babbo di tutti gli italiani, quindi anche dei fiorentini. E Lei non si degnò nemmeno di richiamarmi cioè di domandarmi per quali ragioni fossi così preoccupata anzi disperata?".
Tra gli ultimi scritti della Fallaci, dato che siamo tutti premier e Ct della nazionale, non poteva mancare l'invettiva calcistica, scritta con il solito stile, andando alla ricerca di facili consensi da parte dei milioni di tifosi. Capitò quando Totti agli Europei venne squalificato per lo sputo al danese Poulsen. La Gazzetta dello Sport, gentilmente, pubblicò. Eccone un estratto.
"Erano 3 ore che quel danese lo prendeva a gomitate, pedate, stincate. Pur non essendo una tifosa di calcio, guardavo e ho visto tutto. Con sdegno. Con un unico dissenso: io avrei tirato un cazzotto nei denti e una ginocchiata non le dico dove. Stia bene, dunque, non si rimproveri e abbia le più vive congratulazioni di Oriana Fallaci".

Gabriele Porri




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Cialtronia è un Paese come tanti altri, pieno di ingiustizie e porcherie. Il suo calcio e la sua informazione sportiva sono in linea con ciò che li circonda, però si piccano di essere i migliori del mondo nonostante siano controllati da poche persone, sempre le stesse, e siano strutturati per ingannare sistematicamente i tifosi-lettori-telespettatori. Partite truccate, doping, discriminazioni di ogni tipo, scommesse, incompetenza a ogni livello, corruzione, minacce, ricatti, ignoranza, prepotenza: i media di Cialtronia nascondono tutto, ma solo quando riguarda certi personaggi o certe squadre. Meno male che siamo in Italia, dove si possono scrivere libri come questo: storie calcistiche di un Paese lontano, confrontate con la nostra realtà. Storie sporche, storie lontane nel tempo e nello spazio.